Piazza san Michele

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Piazza San Michele è da sempre il cuore del centro storico di Lucca, lo sbocco naturale di un intricato groviglio di stradine e viuzze che provengono dai vari angoli della città: tanti punti di vista diversi a seconda dei molteplici ingressi che portano alla piazza.
Sorge sul luogo dell'antico foro romano, all'incrocio perfetto delle due strade principali: il Cardo Massimo (da nord a sud, corrispondente alle attuali Via Fillungo, Via Cenami e Via S. Giovanni) e il Decumano Massimo (da ovest ad est, le odierne Via S. Paolino, Via Roma e Via S. Croce).
Dalle origini, centro del potere amministrativo, politico e religioso della colonia romana, a cuore della città medievale.

Lucca diventa nel Medioevo la capitale della seta in Europa e con lo sviluppo delle tecniche di lavorazione e dei commerci, la piazza diventa il luogo di passaggio dove fare affari e incontrare persone. Ai banchi dei cambiavalute e nelle botteghe dei mercanti di tessuti di seta, anche lo straniero è visto come un’opportunità: in città si viene per comprare e vendere, riparare o commissionare lavori.

Sono purtroppo poche le costruzioni dell'epoca arrivate fino a noi, ma facilmente riconoscibili dalle architetture dei palazzi ai lati della piazza, con i loro archi a tutto sesto e sesto acuto, i paramenti in mattoni e le finestre polifore.  
Nell'angolo nord-est della piazza, l'attenzione è catturata dalla Chiesa di San Michele in Foro in stile romanico con elementi di gusto gotico. I lavori della sua costruzione, documentati già nel VIII secolo, furono protratti a lungo nel tempo e il passaggio a epoche successive ha creato un'opera complessa caratterizzata da una  contrapposizione di diversi stili.

Sulla sommità della facciata della chiesa, un altro gioiello non passa inosservato: la maestosa statua in marmo dell'Arcangelo Michele, vittorioso mentre trafigge un drago con la spada.

Nel periodo rinascimentale la piazza continuò ad essere il centro politico e degli affari come testimoniano i nuovi imponenti edifici che vi vennero innalzati: all'angolo con Via Vittorio Veneto, Palazzo Pretorio, edificato nel 1492, all'epoca sede del potestà e dei suoi uffici giudiziari. Palazzo Gigli, costruito nel 1529 su strutture di abitazioni medievali, che oggi ospita la filiale di una banca. Sotto la sua ampia loggia trovano posto alcune opere d'arte legate a celebri personaggi lucchesi, come la statua in bronzo dello scultore e architetto Matteo Civitali e il busto dell'esploratore Carlo Piaggia. La stessa loggia del palazzo ospita spesso mostre di arte contemporanea e manifestazioni enogastronomiche. Un orologio di particolare pregio arricchisce la parte superiore della facciata.

Nel '700 la pavimentazione di Piazza San Michele, lastricata con mattoni a spina di pesce nel '400 all'epoca della costruzione di Palazzo Pretorio, fu rialzata con quadroni di pietra grigia e circondata da colonnine marmoree unite da catene metalliche. Così la vediamo ancora oggi.
Nel 1863 in onore di Francesco Burlamacchi, importante uomo politico lucchese del XVI secolo, fu collocata al centro della piazza la statua realizzata dallo scultore Ulisse Cambi.

Le testimonianze della sua lunga storia sono visibili anche in piccoli particolari apparentemente banali, come le vecchie insegne di inizio '900 delle farmacie ancora aperte, o i puttini in stile liberty che si trovano sopra le vetrine dei negozi sul lato ovest della piazza.

Oggi continua ad essere il cuore della città, punto di incontro e svago per i lucchesi e gli ospiti in visita. Dai tavolini dei bar affacciati sulla piazza, la vista è spettacolare da ogni inquadratura.

In una storica pasticceria (dal 1881) proprio dietro il campanile della chiesa, comodamente seduti all'esterno o nel suo caratteristico interno con mobili d'epoca, ci si può coccolare sorseggiando un cappuccino, un thè o una cioccolata. I più golosi possono gustare anche i dolci tipici della città, come le prelibate torte "Coi Becchi" e il famoso Buccellato, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti in tutto il mondo, fra i quali la recensione della gastronoma e critica del New York Times, Mimi Sheraton, che lo ha inserito nel suo libro, "I 1000 cibi da mangiare prima di morire".