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Natura

due garzette sfiorano volando il lago di sibolla nella piana di lucca

 

Piccola e raccolta da una corona di rilievi, la piana di Lucca ha paesaggi molto vari.

Tutta la sua storia è dominata dall’acqua, dal fiume Serchio con le sue numerose derivazioni e dalla fitta rete di fossi e canali, dalle opere di bonifica, dal segno imponente dell’acquedotto ottocentesco, da quello che rimane delle aree umide dove nel periodo delle migrazioni sostano centinaia di nobil uccelli, aironi bianchi e grigi, garzette, anatre. In piomavera fioriscono iris e ninfe.

Il Bosco dei Bottacci, l'area del lago della Gherardesca e l’Oasi di Sibolla, un piccolo chiaro affiorante circondato da un boschetto di ontani, seminascosto in una depressione della campagna, e anche la più importante zona umida della Toscana.

Anche il Monte Pisano che la racchiude a sud, ultima scheggia delle Alpi Apuane, ha caratteritsiche carsiche e un cuore ricco di grotte carsiche che non hanno niente da invidiare alle "madri", le Alpi Apuane, come ben sanno gli speleologi che le frequentano.

Ricoperti in superficie da un fitto bosco mediterraneo alternato alla gariga, più asciutta caratterizzata dalle generose fioriture delle ginestre e da moltissime orchidee selvatiche. Questi boschi ombrosi e le grotte naturali accolsero molti secoli fa i primi eremiti. Sant’Agostino e San Francesco si dice vi abbiano soggiornato presso il Romitorio di Sant’Andrea di Compito e a Rupecava, nella miracolosa grotta della goccia. 

Anche le camelie, giunte dall’oriente insieme ai ricchi carichi di sete, spezie ed altre piante ornamentali hanno goduto di questo ambiente fresco e ricco di acqua. Nel Camelietum di Sant’Andrea se ne coltivano centinaia di varietà compresa la sinensis, con cui si prepara il tè. Se ne apprezza, seppur breve, la vistosa fioritura e un’aiuola, un boschetto, una spalliera sostituisce spesso le più classiche rose nelle ville della lucchesia.

Da Lucca si raggiungono facilmente anche a piedi, passeggiando sotto i contrafforti dell’acquedotto ottocentesco: 413 arcate, 14 fontane, 24 sorgenti racchiuse in piccole architetture nascoste nel bosco. Su un ponte un’iscrizione ricorda la data di conclusione dei lavori, 1836, e il Duca Carlo Ludovico di Borbone che ne fu promotore. Tutti, a Lucca, conoscono questa località come “le parole d’oro”.

Sul lato nord, invece, i rilievi più bassi dell'Appennino formano un altopiano fresco e lussureggiante, grazie alla richcezza di fonti e di acque superficiali. Nel settecento fu il luogo scelti dall'aristocrazia lucchese per la costruzione di residenze estive, quelle ville monumentali che ancora oggi accolgono il pubblco dei visitatori engli splendidi giardini.
Rislendo questi versanti si raggiungono quasi 1000 metri di altezza, tra boschi di castagno abetine.

> fiume Serchio
> oasi di Sibolla
> bosco del Bottaccio
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